Anglicismi

Anglicismi
L’inglese sta davvero distruggendo la lingua italiana?
04/03/2026
di C. Ganugi
Negli ultimi anni il dibattito sugli anglicismi è diventato sempre più acceso. Media, social network e conversazioni quotidiane sembrano confermare un dato di fatto: l’inglese è ovunque. C’è chi parla di una vera e propria “invasione” linguistica e chi, con toni più allarmistici, arriva a sostenere che l’inglese stia progressivamente distruggendo l’italiano. Ma quanto c’è di vero in questa affermazione?
Per rispondere in modo rigoroso è necessario spostare lo sguardo dal piano emotivo a quello scientifico, ricorrendo alla interlinguistica.
Contatto linguistico e prestiti
Il contatto tra lingue è un fenomeno antico quanto le lingue stesse. Nessun sistema linguistico vive in isolamento: scambi commerciali, migrazioni, innovazioni tecnologiche e rapporti di potere favoriscono inevitabilmente il trasferimento di elementi da una lingua all’altra.
Un riferimento fondamentale in questo ambito è rappresentato dalla scala del borrowing elaborata Da Thomason e Kaufman in Language Contact, Creolization, and Genetic Linguistics. I due elaborano una scala di interferenza secondo cui misurare il livello a cui le lingue si influenzano. In questo modello, i livelli di interferenza linguistica vanno da forme minime e superficiali fino a trasformazioni profonde della struttura grammaticale di una lingua.
Secondo questa classificazione, il rapporto tra inglese e italiano si colloca saldamente al livello 1, il più basso della scala, quello dei prestiti lessicali. Ciò significa che il contatto tra le due lingue riguarda principalmente il vocabolario, senza intaccare la morfologia, la sintassi o l’organizzazione profonda dell’italiano e per questo, secondo i linguisti, nonostante la progressiva influenza dell’inglese in ogni ambito della vita comune, questa influenza non è preoccupante.
In altre parole, l’italiano non sta cambiando “ossatura”: sta semplicemente arricchendo il proprio lessico.
Prestiti sì, ma solo in superficie
Gli anglicismi sono numerosi, soprattutto in alcuni ambiti specifici. Il linguaggio della tecnologia, dell’economia globale e dei social media è particolarmente permeabile all’inglese, lingua che oggi svolge il ruolo di lingua franca internazionale.
Questo tipo di prestiti agisce sul livello più superficiale della lingua, quello lessicale, che è anche il più dinamico e flessibile. La grammatica italiana, invece, rimane stabile: continuiamo a coniugare verbi, accordare nomi e costruire frasi secondo regole pienamente italiane, anche quando utilizziamo parole di origine inglese.
Anglicismi e frodi digitali: un caso emblematico
Un esempio interessante dell’ingresso degli anglicismi nell’uso comune è rappresentato dal linguaggio legato alle frodi informatiche, sempre più presente anche nei contesti istituzionali e informativi.
- Smishing
Termine nato dalla fusione di SMS e phishing. Indica una truffa realizzata tramite messaggi di testo falsi, che spingono l’utente a cliccare su link contraffatti o a fornire dati sensibili. - Quishing
Variante del phishing che utilizza i QR code. Le vittime vengono invitate a scansionare codici apparentemente legittimi che rimandano a siti fraudolenti. - Vishing
Truffa telefonica in cui i criminali si fingono operatori bancari o istituzioni ufficiali, spesso sfruttando tecniche di spoofing per rendere credibile il numero chiamante.
Questi termini non sostituiscono concetti nuovi a parole italiane già esistenti, ma nascono per denominare fenomeni recenti, spesso globali, per i quali l’inglese fornisce etichette rapide e condivise a livello internazionale.
Una minaccia o un’evoluzione naturale?
Alla luce di questi elementi, parlare di “distruzione” dell’italiano appare infondato. L’adozione di anglicismi non è un segno di debolezza, ma una conseguenza naturale del contatto linguistico in un mondo globalizzato.
La vera sfida, soprattutto in ambito educativo, non è eliminare ogni parola inglese, bensì sviluppare consapevolezza linguistica: capire quando un prestito è necessario, quando esiste un equivalente italiano efficace e come adattare i termini stranieri in modo coerente con il sistema della lingua.
L’italiano, come tutte le lingue vive, cambia. Ma cambia senza perdere la propria identità. E finché il cambiamento resta confinato al lessico, non siamo di fronte a una crisi, bensì a un normale, e affascinante, processo di evoluzione linguistica.
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